lunedì 1 agosto 2016

Do ut possis dare



Ad una serata dantesca, si parlava sul canto dove chi divoro' viene divorato. 
Una serata dantesca? 
Sarebbe a dire? 
Una cosa in maschera, un cerchio, un grado, un teatrone? 

Dante, avrebbe dovuto produrre una divina (che i suoi versi fossero divini mica se lo era detto da solo, embe', sarebbe stato pure inelegante: ma si raccomandava invece di cantarla, la commedia mia, diceva, anche se non cura) comprensione del teatrone della vita, di cui siamo tutti parte, e che formiamo insieme vivendo. Il campo direbbe qualcuno che sa di morti ... piu' prosaicamente l'inferno. 

Un attore, colla sola voce propria e i gesti delle mani, le spalle curve, le ombre a tre luci, bianca, nera e rossa, davanti ad un piccolo pubblico a scacchiera, che e' il teatro stesso, la' dove si compie qualcosa, e' partito dal finale col Conte che Divora affamato i figli, ed uno si getta volontario a terra, per l'altro, e da queste bocche che abbiamo anche per sorridere o per tacere, mica solo per divorare, e' partita la storia, della sera Dantesca. La parte horror ha un poco oscurato come si potesse essere dannati da vivi, col corpo abitato dai diavoli, e l'anima conficcatta gia' giu' giu', dove sta Lucifero.  Colla scolastica certi dettagli si son oscurati, o sono gradi anche quelli della lettura, oltre che quelli del Purgatorio. 

Lettura Dantis, non lo avevamo detto ancora, che si teneva a Roma, in una notte di mezza estate, in una ex Certosa, ex terme Romane, e prima ancora chissa', prati, forse solo una sorgente d'acqua e fiori di lavanda; ma di si' grande quieta bellezza, il posto, forse uno dei pochi posti a Roma non degradato al punto da doverci vergognare. Che qui ormai e' da vergognarsi, e l'attore si augurava che giusto giusto il Sommo Durante ci poteva salvare a Roma, e per estensione, a noi romani ... 

Sperando di non ritrovarsi nel frattempo - che so, metti, il  giorno dopo al bar sotto casa o sul pianerottolo, davanti a qualche Lucifero Aristotelico o magari davanti ad un vivo che invece vivo dentro non e' piu' tanto, insomma coi brividi addosso, credetemi, dopo la Lectio a tre luci, rossa, bianca e nera, e teschi rotanti e scrutatori di anime, e visiere ghiacciate, e ombre, dubbi e sirene, si ando' a mangiare una pizza. 
Sul beneficare, riceverlo e tradire, che era il tema del girone 23esimo, si avvita la questione del donare, del dare, le cose sarebbero tante, e anche Dante vuole chiedere, ma Virgilio lo tace. Capirai, ma non colle parole. 
Avanti. 
A rivedere le stelle.
Pizza bianca e vinello fresco. 

Poi, a casa, ad un certo punto si cerca di prender sonno, e non ce la si fa, e sapere quando smettere di domandare e' questione di noviziato, e allora per la grande impressione del teatrone della vita e per la voce dell'attore Ricordi ed il luogo antico e l'animona di Dante, aho', son mica bruscolini ... quindi, si finisce che si apre un link a caso, e si legge e qualcosa qui si riporta. Un brano, che non c'entra niente, cavoli a merenda, ma potrebbe evocare, suggerire, dire, non dire, qualcosa su l'Inferno intorno a noi, e sul rapporto forse impossibile,  tra avere ed essere, prendere e dare, capire ed amare, tacere ed ascoltare, e credere e donare: 

"Assumere piena coscienza di tutto ciò comporta la piena adesione all’imperativo l’etico di Heinz von Foerster “agisci sempre in modo di accrescere il numero totale delle possibilità di scelta” che è l’espressione di un atto liberato da ogni forma e modalità, anche mascherata, di quantificazione, di misura, di restituzione, per diventare una volontaria e incondizionata donazione che avviene sotto il segno di Eros, dell’amore e che proprio per questo viene compiuta all’insegna del principio “do ut possis dare”: ti do non per avere qualcosa in cambio, ma affinché tu, a tua volta, possa dare, possa essere messo in condizione di fare e dare di più".

Roma e' una citta' antichissima, e vuolsi cosi' cola' dove si vuole, cio' che si puote e piu' non dimandare, be', e' difficile capire, il tempo e' poco, si muore tutti amateur.  Prima c'erano i fiori, i fiori queste domande non se le fanno, e tutto scorre.  Ma questa e' un'altra storia completamente, pche quella vera ancora non l'abbiamo cominciata ed ormai e' tardi.  
LA prossima volta. 



sabato 25 ottobre 2014

Gli invisibili bau

Ufficialmente Roma è divisa in 22 rioni, 35 quartieri, 6 suburbi e 53 zone.Ma la tassonomia non ci aiuterà per niente, in quella che potrebbe essere una delle grandi avventure della vostra vita. Ammesso che amiate vivere una grande avventura e che abbiate quel che serve per camminare lungamente, a piedi e senza scopo. 


Dal greco ταξις, taxis, "ordinamento", e νομος, nomos, "norma" o " regola".
Per tacere dell'avverbio imbarazzante (ufficialmente, da uffizio, e si potrebbe continuare).


Per adesso avremmo scelto di indicarvi la chiesa di Sant'Agostino, per mandarci un'artista. La chiesa dove sta la Madonna (ufficiale) della città, e anche l'affresco di Isaia di Raffaello, che dipinse la Madonna Ufficiale su tela della city, ed quel tale chiamato  Caravaggio e dove pure quel giorno entrò a litigare un  altro tale di nome Roberto D'Agostino col suo cane ("lui é più cristiano di tutti noi" urlava, ai pochi che pregavano in prima fila, mentre gli titinnavano anche le borchie oltre ai camperos, nel silenzio non proprio cristallineo della chiesa, dove un via vai di turista interessato alle antiche pale sopravviveva nonostante tutto e miracolosamente perfino qualche devoto.


Il cane quel giorno si vergognava davanti a tutti, colla testa bassa, che nelle Chiesa lui lo sapeva che non si urla, e non si fanno sceneggiate che mettono in imbarazzo i cani, disturbano chi prega, soprattutto se si tratta di una donna tanto bella. Nemmeno fosse per un nobile fine, che poi ci si chiede, davvero queste son le domande che una donna si fa in Chiesa, ma sia nobile un fine che offende un mezzo, e sia utile quando anche il diretto interessato, il cane, non lo capisce affatto, anzi si vergogna come un cane vale a dire come si dovrebbe vergognare un uomo, davanti ad una bella donna e alle presenze invisibili che sempre pazientemente ascolta e a cui ogni tanto, per cenni, parla. 

Per questo avremmo scelto la chiesa di Agostino, amante dei numeri, della filosofia, del ragionare a voce alta, dello scrivere, della vittoria, e della terra sua, deserta e sconfinata davanti per via del mare, e dietro per via della sabbia. Questo tratto non sarà cosa da poco, nella sua vita, e dunque anche nella vostra, che qui siete venuti, ad ascoltare una storia lunga lunga lunga, e a guardare a scelta vostra o Il Raffaello o quel tale che qui gli fecero dipingere con uno sguardone ed un antico nome, Isaia.